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07/08/2006

Biodiversità


Documento senza titolo

Gombola, Frazione di Polinago
Maria Ghiddi
Corrado Bortolotti
Oste e agricoltore  
Quotidianità e aneddoti dell’osteria degli anni ’50
La consumazione del vino
I calzagatti e altre ricette tradizionali
Le barzellette delle stalle  

PARTE 3

Un’altra tradizione era che quando si andava a ballare, si andava a ballare delle volte alla sera nelle stalle, io non ci sono mai andata, e quando andavano andeva a sfuier al formanton, il granoturco quando veniva portato a casa dal campo lo mettevano tutto dentro i cestoni, quello che avevano, dei carretti, alla sera per passatempo si andava su a sfuier al formanton. Noi donne lo aprivamo solo così, le foglie, e gli uomini facevano i mazzi che dopo venivano attaccati alle pareti per seccarlo, poi veniva preso e macinato. Quella è una tradizione che è sparita di andare a sfuier nelle stalle.
 E quando si andava a sfuier nelle stalle, magari poco illuminate, nascevano i primi amori…?
Corrado: altroché, erano cose che andavano per quel verso.
 Maria: ci andavano apposta.
 C’era qualcuno che raccontava delle storie?
Maria: al ful, raccontavano le favole, o le cose accadute tanti anni fa poi riportate da uno e dall’altro, perché noi qui a Gombola abbiamo avuto anche ia suppli la cagna, hanno seppellito veramente una cagna, ci avevano fatto una croce proprio lì di fronte, e ci avevano fatto una specie di funerale, poi era andata fuori la voce che avevano seppellito questa cagna, io parlo di crocefisso, lui dice che glielo avevano messo al collo, ma anche di fuori, era andata sparsa la voce anche molto lontano e tanta gente coi carri veniva a vedere questa croce.
 Corrado: perché si era sparsa la voce e veniva tanta gente dalla pianura, qui a Gombola non sapevano niente, e quello che ha seppellito la cagna è morto, e dopo compariva sempre al fratello e gli diceva: “va a prendere via il crocefisso dalla cagna perché non resisto più…” è andato all’inferno insomma.
 Maria: perchè aveva fatto una cosa che non doveva fare… poi ci hanno fatto una barzelletta… Come si dice Corrado?
Corrado: una sirudela, qua c’era l’abitudine, qui c’era un signore bravissimo che quando succedeva qualcosa lui faceva la sirudela, ma ne ha fatte delle belle veramente, era proprio nato per fare quella cosa lì.
 A quanto risale la storia della cagna?
Maria: del ‘20, ‘21, ’25 perché io l’ho sempre sentita dire, mio papà è morto del ’31 e mio papà c’era perché ho sempre sentito dire che c’era gente che veniva con dei calessi e nella sirudela c’era dentro pure mio padre.
 Lei Corrado qui a Gombola cosa ha fatto?
Corrado: il mio lavoro principale era quello di andare a scuola, andare a casa, lavorare.
 Qual è il suo lavoro?
Corrado: andare a casa a fare le fascine…
Faceva il contadino?
Maria: erano proprietari.
 Corrado: andavo dietro alle pecore, le mucche…
E cosa si coltivava in questa zona?
Corrado: frumento, granoturco, castagne.
 Maria: in questa zona c’era di tutto.
 Avevate anche animali?
Corrado: si, vacche.
 Maiali?
Corrado: sì, uno o due che si ammazzavano per la famiglia.
 Delle pecore e capre?
Corrado: delle pecore ne avevamo sempre tre o quattro, per fare un po’ di formaggio, poi si metteva un po’ di latte di mucca che veniva anche più buono.
 E le vostre mucche di che razza erano?
Corrado: bianche, poi dopo avevamo messo anche le brune alpine, quelle scure.
 Le bianche fino a quando le avete avute?
Corrado: ma le abbiamo avute un bel po’, poi è una razza che è andata giù.
 Come mai?
Corrado: mah, non so.
 Maria: forse perché la deva poc lat?
Corrado: ma lo faceva anche, poi hanno incominciato con quelle olandesi che facevano del latte di più e allora hanno cambiato le qualità.
 E qualche gallina?
Corrado: sì, c’erano le galline nostrane bianche e rosse, conigli e via.
 Le vendevate, si portavano al mercato?
Maria: eccome, quando c’era da comprare le scarpe…
Corrado: sì, quando ce n’erano di più, i conigli lo stesso.
 Maria: si andava a Serramazzoni che c’era il mercato e i purteva na galena, an pulastar, du cuneil, quello che avevano che serviva da vendere per prendere i soldi per comperare le scarpe, quelle che mancavano o pantaloni, la camicia, la maglia.
 Qui si andava a Serra non a Polinago?
Maria: questa zona qui è più abituata ad andare a Serra, a Polinago difficilmente, si va solo per il Comune.
 Corrado: a Polinago le botteghe sono state messe su dopo di Serra.
 E a scuola invece veniva qui a Gombola?
Corrado: sì.
 Maria: bravo a scuola.
 Andavate a scuola insieme?
Corrado: un anno forse.
 Era bravo a scuola?
Corrado: altroché, ero un maestro! Ho fatto tre anni la prima, due anni la seconda, un anno la terza e poi sono arrivato a quattordici anni che andavo ancora a scuola.
 Maria: c’era l’obbligo allora che poi a quattordici anni, quindici anni non si andava più a scuola.
 Corrado: poi mi hanno fatto un gesto di carità e mi hanno dato la licenza di quinta. La scuola per me era una negazione.
 Perché preferiva lavorare?
Maria: neanche. Io ha fatto la terza a Sassuolo e i miei quaderni sono andati tutti a Roma all’esposizione, però è successo che nel ’44 è venuta la guerra e i miei quaderni non sono più tornati indietro, quello mi è dispiaciuto tanto. Però a scuola sono sempre stata molto brava, tranne in italiano, mi davano il 6 per piacere.
 Ha fratelli Corrado?
Corrado: sì, due, un fratello e una sorella, poi sono arrivato da solo perché loro sono andati per conto suo, sono rimasto solo con i miei genitori, poi mi è morta la mamma nel ’67, sono rimasto solo con mio padre, ho cominciato a fare il cuoco, poi ho dovuto tener dietro a due zii… mio padre è morto del ’92 e poi sono stato solo.
 Voi andavate a fare spesa?
Maria: a Sassuolo, si andava ogni 15 giorni col camion.
 Maria qui ci diceva che beveva solo vino, eccetto…
Maria: qualche goccino di marsala, il sassolino, perché il sassolino si vendeva quasi sempre a Natale, Pasqua, per la Madonna ad Gombla che viene in luglio, a settembre che c’è S.Michele perché c’era la sagra, allora un etto, due etti che serviva per condire i biscotti per fare la zuppa inglese.
 Si ricorda quanto costava un bicchiere o una bottiglia di vino?
Corrado: io mi ricordo il vermut, il primo vino che ho cominciato a bere all’osteria lo pagavo 50 centesimi al bicchiere.
 Maria: perché allora del vino a bicchiere se ne vendeva poco, allora c’era il litro o il mezzo litro, bicchieri non esistevano mica, c’era anche il quartino.
 Corrado: poi anche il quartino lo prendevano in pochi.