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25/08/2006

Agricoltura


Documento senza titolo

Castellaro – Località Fontanaccia, Frazione di Sestola
Cesare Bonacorsi
Vignaiolo e allevatore
Il vino e le varietà di vitigni

PARTE 1

Quali sono i vitigni che crescevano qui in montagna?
Cesare: la tosca è la principale, poi la schiava bigia che era un uva bianca che faceva un vino eccezionale, il cigliegiolo, la selvatica, una specie del negrettino, un po’di trebbiano e basta.
 Ci dice la caratteristiche di ognuno?
Cesare: la schiava era un’uva bianca che faceva tutto da sola, a farlo schietto era uno spumante. La tosca era un vitigno che senza quello non veniva un vino buono, perché era salata. Poi il moscato, il ciliegiolo, ma non da solo perché a fare vino schietto di ciliegiolo viene peggio che la tosca. La tosca serve proprio per il taglio, perché anche adesso io vado a prendere il lambrusco a Montebudello, perché c’è un lambrusco che qui a Castelvetro ritornerà tra qualche anno… ma si erano messi per fare delle quantità, non facevano più il lambrusco, prendevano la barbera e quelle altri viti lì che non servivano a niente.
 Quali erano le tecniche di coltivazioni delle viti?
Cesare: bisognava fare una coltivazione fatta bene. Una volta mettevano sotto le viti e le rinnovavano.
 Adesso non si fa più perché c’è una spesa enorme e poi non si potrebbe, le viti che sono lì, se lei li mettesse sotto tra tre anni ci sarebbe un vitigno che sarebbe qualcosa di bello. Abbiamo anche della barbera, ma la barbera non fa granché, messi insieme con tutte le vigne andava bene. Poi avevo anche il dolcetto, una gran uva, solo che quegli anni che matura bene cade. E poi abbiamo la malvasia.
 Nelle tecniche di coltivazione lei ci ha detto che le viti venivano messe sotto, ci può spiegare in maniera precisa questo procedimento?
Cesare: prendevano la pianta vecchia, facevano delle gran fosse ma delle fosse profonde 1,20 come minimo, poi prendevano le viti sopra e le mettevano giù, mettevano un po’ di terra, ci mettevano il concime adatto. Generalmente si cercava il concime di pecora perché è più forte, se ne metteva tanto così, e poi lei vedeva queste viti che crescevano con una forza che era esagerata. Quelle venivano lasciate sempre lì, non venivano tagliate; a far le barbatelle si mettono sotto e poi si levano, ma quelle lì no. Le viti vengono rinnovate completamente, le mettono alle distanza giusta che uno vuole, a un metro e venti noi le mettevamo, un metro e trenta quelle basse.
 Adesso è una tecnica che non si fa più?
Cesare: no, chi vuole che vada a fare delle fosse? allora quando non vanno più le levano.
 Invece quelle viti lì non andavano mai levate perché ogni 15 anni, 10 facevano sempre il solito lavoro anche nelle vigne. Si prendeva un filo, questo filo qui, un’altra volta quello di là e facevano il rinnovamento in quel modo lì, senza spese.
 Adesso questa tecnica non si fa più anche per le malattie?
Cesare: si perché c’è la fillossera, allora succede che le si innestano l’una con l’altra e allora piantiamo delle viti che massimo arrivano giù 40 cm, al massimo 50, ma neanche, la vite a quell’altezza lì non può durare. Quella che andava là giù in fondo durava perché era un ambiente diverso, ma quella messa così dura 20 anni, 25 poi è finito. D’altronde non si può fare altrimenti. Anche qui abbiamo avuto la fillossera, avevo un vigneto là che mi aveva preso. Un vitigno prende meno, un vitigno prende di più la fillossera, perché la bianca prendeva di più.
 Il piede per l’innesto quale veniva utilizzato?
Cesare: il piede per l’innesto ce lo davamo noi qui, venivano a prenderlo qui, quello che uno voleva.
 Io andavo sempre a Rauscedo, lì ho trovato un posto migliore e poi erano anche onesti.
 In Friuli?
Cesare: sì, perché qui ci voleva la 420 A.
 come piede selvatico, perché non sono tutti terreni adatti per il 420 A, allora ce n’era di diversi tipi.
 Delle varietà di cui ci parlava l’esposizione migliore quale era?
Cesare: verso levante, perché qui il sole gira e prende sempre. Ad Acquaria era un posto dove avevano un mucchio di uva ma non ne facevano di buona perché c’è il nord e c’era differenza col nostro vino. Anche Trentino per esempio è esposto bene ma il vino c’è una differenza enorme, ma il vino buono come viene qui…si vede che è il terreno.
 Che tipo di terreno è?
Cesare: qui c’è un terreno un po’ sabbioso, un po’argilloso, ferroso. C’è una terra buonissima che lascia drenare e poi mantiene, queste sono viti che non si sa quanti anni hanno, sicuramente più di 100 anni.
 I filari un tempo si maritavano con le piante?
Cesare: anche qui in certi posti la vite si maritava con l’olmo, ma poi abbiamo smesso perché l’olmo fa l’ombra, allora noi li abbiamo eliminati e si metteva il palo di castagno perché l’uva arriva alla maturazione prima.
 Quando si vendemmia di solito?
Cesare: qui si vendemmia alla fine di settembre, anche delle volte fino al 15 ottobre, bisogna vedere il tempo come va perché quest’anno l’uva è indietro, ma se adesso fa un buon settembre, dipende a fine settembre l’uva come è.
 Che trattamenti si facevano?
Cesare: come trattamenti solfato di rame, una volta si dava il solfato di rame e con tre volte era abbastanza. Adesso diamo quei cancheri lì. Adesso si fa quel che si può. Per esempio, adesso di torchiatura non ne parliamo perché sono cancheri che sono velenosi, ma una volta si faceva la torchiatura che veniva buona come il vino, perché si lasciava indietro qualche filo di uva, quella che rimaneva più indietro, poi si faceva la torchiatura: si buttava sù nel tino poi si metteva sopra l’uva buona, veniva fuori un vino che alcuni preferivano quello che l’altro, perché veniva più scuro…adesso invece viene scuro lo stesso. Io ho eliminato completamente la torchiatura perché non ne voglio più sapere, perché io ne faccio un tino di vino per me e per mia figlia, questa figlia non lo vuole perché il marito vuole solo del toscano, ma ogni tanto vengono a prendere qualche bottiglia.