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01/08/2006

Biodiversità


Documento senza titolo

Vignola
Luigi Ori
Coltivatore
La ciliegia di Vignola: varietà tecniche colturali e sperimentazioni

PARTE 3

Come veniva appoggiata la scala all’albero?
Luigi: era una fatica enorme. Una persona robusta teneva il piede e l’altro andava sotto la scala e la raddrizzava. Quando era bella dritta come una candela l’appoggiava. Bisognava anche saperla appoggiare sul posto giusto. Ci voleva una tecnica. I primi anni c’era anche l’inconveniente della vite maritata. Dopo hanno capito che la vite bisognava toglierla.
Veniva legata?
Luigi: sì, sopra veniva legata, altrimenti mentre si saliva la scala poteva iniziare a dondolare. Molti sono caduti proprio per quel motivo. La scala bisogna sempre legarla da tutte e due le parti perché fosse in equilibrio. Si saliva, si piantava dentro un piede e si lavorava con due mani. Si raccoglieva dai rami di una parte e dai rami dell’altra parte, finché non si arrivava in cima. Poi, siccome ci si stancava a portare sempre su e giù il cesto pieno, se c’era lo spazio fino in fondo, si prendeva una fune, si metteva un uncino dentro al cappio e si faceva scendere il cesto. Si gridava: “venite a prendere il cesto” e chi stava sotto lo sostituiva con un cesto nuovo e poi lo si tirava sù.
Dove veniva messo il cesto quando si stava sulla scala?
Luigi: c’era un uncino che veniva sempre attaccato ad una parte del montante oppure al ramo più vicino e comodo per appoggiare le ciliegie. Le ciliegie vanno trattate bene, non si poteva buttarle lontano altrimenti non erano più commerciabili. I primi anni c’era gente che non sapeva raccogliere. Veniva giù con il cesto con metà foglie e metà ciliegie oppure con le ciliegie senza il gambo. I primi anni bisognava imparare a prendere le ciliegie per il gambo e staccarle alla rovescia.
Com’era la tecnica della raccolta?
Luigi: bisognava prendere il mazzetto, specialmente quando erano tante, con il dito si separavano le foglie, si tirava alla rovescia e si staccava il mazzetto delle ciliegie.
Erano solo gli uomini a raccogliere o lo facevano anche le donne?
Luigi: c’erano anche le donne, ma le donne erano addette soprattutto alla cernita; sotto si faceva la prima cernita. Bisognava scartare quelle beccate dagli uccellini oppure quelle rosse acerbe. Le donne sotto l’albero, oppure nel magazzino dove erano stati portati i cesti con un carrello, facevano la cernita. Il periodo migliore era quando le donne facevano la cernita nelle cosiddette ballestrine che erano dei contenitori di 5 kg che venivano esportati in tutti i mercati d’Europa. Le donne facevano lo specchio cioè sistemavano le ciliegie una vicino all’altra con il gambo nascosto sotto, e si vedeva solo la testa della ciliegia.
In questo modo si conservavano meglio?
Luigi: il mercato le voleva così. Perché anche l’occhio vuole la sua parte. Quando le donne sul mercato vedevano queste belle ciliegie erano più invogliate ad acquistarle. Poteva capitare che qualcuno mettesse il marchio ciliegia di Vignola anche se non lo era e per queste cose è nato poi il Consorzio ciliegia tipica.
Abbiamo parlato della raccolta, della prima cernita fatta dalle donne, e dopo cosa succedeva?
Luigi: dopo andavano sul mercato di Vignola, i primi tempi. Più avanti i grossi commercianti venivano a comprare qua e portavano direttamente le ciliegie al magazzino e lì avevano tante donne che lavoravano. Uno degli sviluppi principali dell’economia di Vignola è stato il lavoro delle donne. C’erano tanti capannoni dove lavoravano la frutta e veniva impiegata principalmente manodopera femminile. Venivano a Vignola anche da fuori perché qui anche le donne trovavano lavoro. Nei capannoni non si lavoravano solo le ciliegie ma anche le pere, le mele, le pesche, tutta la gamma della frutta. I mercati principali erano quelli nazionali come Milano e Torino e poi quelli esteri dove andava la parte migliore del raccolto che veniva esportato con i vagoni frigo verso l’Olanda, la Germania, la Gran Bretagna.
L’albero vicino al quale ci troviamo è l’albero originale, il più vecchio. Poi c’è stato un momento nel quale gli alberi sono stati tolti.
Luigi: la coltivazione è andata avanti per un bel po’, oltre gli anni ‘40. Poi c’è stata una grande battaglia per convincere i contadini che questi tipi di coltivazioni del ciliegio non erano più proponibili perché non si trovavano più i raccoglitori, ci volevano parecchi anni prima di entrare in produzione e quindi il reddito diventava sempre più scarso. La strada era quella di trovare il sistema per raccogliere prima e tutti gli anni. Siamo negli anni ’60 e ’70. C’è stata una grande rivoluzione culturale della coltivazione. Adesso sono state introdotte delle nuove qualità che possono essere raccolte anche da terra e che hanno eliminato tutti gli handicap della raccolta difficoltosa. C’è tuttavia bisogno di recuperare una porzione delle vecchie varietà. Una nicchia di mercato per le vecchie varietà, facendo la dovuta propaganda, può rappresentare per il ceresicoltore una parte di reddito. Non tutte le vecchie varietà dovrebbero essere reintrodotte perché sarebbe una contraddizione. Allora essendoci il problema della impollinazione tenevamo anche le api. Il contadino riceveva un contributo di 1.000 lire per ogni arnia perché le api portando in giro il polline aiutavano l’impollinazione. Le varietà nuove sono invece auto-fertili e hanno quindi il vantaggio di garantire il reddito tutti gli anni perché tutti gli anni producono ciliegie. C’è stato un periodo di tempo in cui, quando la raccolta avveniva tardi, i duroni erano bacati. Era la famosa Mosca del ciliegio. Una mosca, un dittolo, che depone le uova quando il frutticino cambia colore. Poi le uova penetrano e quando la ciliegia cresce e matura vi nasce dentro il verme che poi esce e lascia il buco. A quel punto non le esporti più.
È successo molte volte?
Luigi: fino agli anni 70. Fino a quando, con il contributo dello Stato, si fece una grande campagna contro la mosca del ciliegio. A primavera, quando il durone cominciava a cambiare, c’era un prodotto che veniva irrorato e così si uccidevano le uova. Si fece una prima sperimentazione, che è rimasta nella storia. Un elicottero faceva il carico di questo prodotto e cominciava a fare l’irrorazione per tutta la valle, fino a Marano e per il Comune di Vignola fu un grande evento. Un giorno con il Sindaco Neri Wainer - io facevo già l’assessore all’Agricoltura - organizzammo una grande giornata propagandistica per dimostrare che le ciliegie si potevano mangiare anche tardi, che non ci sarebbe più stato il verme. C’era un grande corteo di gente e con davanti i vigili e l’elicottero andammo a Marano per la strada vecchia e si fece una irrorazione. In Comune dovrebbero esserci ancora le foto. Fu una grande innovazione per i contadini. In tutti i tempi della storia o ci si aggiorna o si resta indietro.