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10/08/2006

Il Sacerdozio


Documento senza titolo

Monchio, Frazione di Palagano
Don Medardo Merciari
Sacerdote
Il ruolo del sacerdote nei paesi di montagna
La nascita delle cooperative sociali  

PARTE 1

Don Merciari, qual è il suo nome?
Don Merciari: sono strano nel nome e anche nella nascita, sono nato il 29 febbraio quindi compio gli anni ogni 4 anni, ho compiuto solo 21 anni.
 Di che anno?
Don Merciari: del 1920.
 Quando mi hanno denunciato mi hanno messo il nome Medardo, ma era domenica e mi hanno sempre chiamato Domenico, tanto che negli atti pubblici, nei rogiti io devo firmare Merciari Medardo detto Domenico perché nessuno mi conosce come Medardo.
 Da quanti anni fa il sacerdote?
Don Merciari: 61 anni.
 L’ha sempre fatto qua a Monchio?
Don Merciari: 4 anni a Palagano, 4 mesi a Frassinoro, 6 anni a Lago, 50 anni qui, poi ho servito le 18 parrocchie del vicariato come vicario foraneo ma anche sostituendo i parroci.
 50 anni qua…?
Don Merciari: sì, 50 anni qua: 1956, 1 luglio.
 Quale era secondo lei il ruolo del sacerdote in un paese di montagna, quale era e quale è?
Don Merciari: era un ruolo molto importante perché sotto ogni aspetto si faceva riferimento al parroco e si chiedeva al parroco, perché in montagna non c’era quasi nessuno che aveva studiato. Allora il parroco, che aveva studiato, doveva conoscere un po’ tutto, fin la medicina. Ci sono stati parroci in questa zona che hanno fatto persino i dentisti, perché in questa zona non ce n’erano. Anche dopo le guerre tutte le faccende delle pensioni sono state tutte affidate ai sacerdoti.
 A che anno diventa sacerdote?
Don Merciari: 1945, durante la guerra.
 E prima cosa faceva?
Don Merciari: ho cominciato ad andare a scuola a 8 anni perché ero molto lontano dal paese, in mezzo ai boschi.
 Che Paese?
Don Merciari: a Medola, non c’erano strade e si andava a scuola a piedi, ho fatto solo la terza elementare, e il mio titolo anche adesso davanti allo Stato è di terza elementare, perché c’era solo quella a Lago e a Sassatella. Poi sono stato due anni senza studiare. Venne un parroco nuovo a Lago e ci faceva scuola per farci avere il certifi- cato di quinta elementare, ma in quel periodo io pensai di diventare sacerdote, di studiare per diventare sacerdote e riuscii ad andare in seminario perché il mio parroco e il parroco di Palagano, che era zio di quello di Lago, cominciarono a pagare e hanno sempre pagato per me la retta del seminario. Io sono diventato prete nel ‘45 nel momento in cui moriva il parroco che mi aveva messo in seminario e mantenuto in seminario, e l’ho subito sostituito a Palagano.
 Fino a 13 anni pascolavo le pecore, 10 pecore che avevamo e lavoravamo la terra della Chiesa di Lago.
 Con la sua famiglia?
Don Merciari: io sono l’undicesimo figlio e mia madre diceva “Peccato che non ne vengano più” e aveva 46 anni quando sono nato io.
 Qual era il rapporto tra voi e la Chiesa di cui lavoravate il terreno?
Don Merciari: noi non eravamo mezzadri, lavoravamo in affitto ma era una cosa molto familiare, anche il parroco veniva a casa nostra come a casa sua e l’affitto si pagava quando si poteva. C’erano coltivazione di un po’ di grano, poco bestiame e si faceva il latte solo per uso familiare.
 Come si pagava l’affitto?
Don Merciari: con i pochi soldi che si prendevano dalla vendita di qualche vitello, del grano non se ne vendeva perché arrivavamo alla fine dell’anno che si doveva trebbiare a mano un po’ di grano per andare con quel poco al mulino e fare con quello un po’ di gnocco e di solata per poter mangiare.
 Ricordo che ho visto piangere mia madre perché noi avevamo fame e mio padre tardava ad arrivare con la farina.
 Che cosa si coltivava oltre al grano?
Don Merciari: un po’ di fava, un po’ di veccia e basta, qualche scia di frumentone per fare un po’ di polenta.
 Che uso se ne faceva?
Don Merciari: solo per mangiare, non c’era niente da vendere, c’era un po’ di vigna per fare quel vino che serviva in famiglia.
 Anche il vino per la chiesa?
Don Merciari: no.
 Si ricorda che vigneti erano?
Don Merciari: lo chiamavano uva tosca, il vino bruschino e poi levato il vino si metteva acqua nel tino per fare il secondo da bere a pasto, perché a pasto si beveva il mezzo vino, cioè vino fatto con le graspe dell’uva, acque e graspe dell’uva; si lasciava lì un giorno o due, poi si levava, serviva per il vino da pasto, la prima parte si teneva proprio per le feste.
 La vostra era una famiglia numerosa, i suoi fratelli sono sempre rimasti qui in zona?
Don Merciari: le donne andavano a servire a Milano, a Livorno, i fratelli andavano a zappare le vigne in Sardegna, in Corsica e anche in Francia, e poi sono rimasti là un fratello e due sorelle e sono morti là. Ho 52 nipoti solo in Francia, nipoti, pronipoti e trisnipoti, in tutto sono 160 i nipoti vivi e 22 sono già morti quindi sarebbero 182.
 Visto che lei diventa sacerdote proprietario a sua volta di terra, ci racconta nel tempo come sono cambiati i rapporti tra sacerdote e il suo contadino?
Don Merciari: nel mio caso avendo fatto l’esperienza da contadino e diventando padrone, perché lo chiamavano il signor padrone, è sempre stato un rapporto molto familiare e non abbiamo avuto mai nessuna discussione.
 Il contratto era sempre un contratto d’affitto?
Don Merciari: si andava a parole, mai firmato un contratto scritto.